Dio non c’entra, e’ lo stato che ha abbandonato i terremotati di Franco Cardini

By parva-res-admin

16 Settembre 2021

Dio non c’entra, e’ lo stato che ha abbandonato i terremotati
di Franco Cardini

Comprensibile sfogo del sindaco di Amatrice, ma gli alloggi e soccorsi alle popolazioni dipendono soltanto dagli uomini
«MA CHE cos’abbiamo fatto di male?». È una frase che sfido chiunque a sostenere di non aver mai detto almeno una volta nella vita. Ed è una frase che, per quanto la si proferisca senza rendercene conto, presuppone due cose: primo, fede in Dio; secondo, convinzione che la giustizia divina sia immediata e ‘immanente’, cioè che si fondi su un’immediata punizione per il peccatore (e magari, al contrario, subito un bel premio per chi agisce bene).
Anche il sindaco di Amatrice, sottoposto con tutti i suoi concittadini a una serie durissima di prove, ha avuto uno scatto di desolata impazienza nei confronti del Padreterno. Che cos’ha mai fatto, la gente di Amatrice, per incorrere nelle ire del Signore?
NULLA, ovviamente. Dio non c’entra. Vero è che oggi noi ci troviamo, per così dire, in mezzo al guado. O, quanto meno, ci sentiamo così: siamo entrati da alcuni anni in una fase critica, di mutamenti che alcuni giudicano «epocali» (e forse di sconvolgimenti). Da tutti i punti di vista: sociale, politico, economico, ma anche climatico e demografico: e, naturalmente culturale in quanto la cultura non è tale se non segue con sensibilità meteorologica le vicende che ci riguardano.
È pertanto naturale, in fondo, che chi si sente particolarmente provato dalla vita sia, in tempi come questi, stanco.
LE COSE non vanno bene, il lavoro manca, c’è paura e tensione in giro, a est si muore tutti i giorni sgozzati o bombardati, e a ovest il terrorismo ti fa paura. È del tutto comprensibile che chi si sente per giunta letteralmente «tremar la terra sotto i piedi» non ne possa più. Secoli addietro, quando l’Occidente era ancora una «Cristianità» – oggi, al massimo, è una società irreligiosa nella quale ci sono dei superstiti cristiani -, si diceva che quel che ci succedeva di male ci accadeva nostris peccatis exigentibus: vale a dire, come sosteneva mia nonna, «a sconto dei nostri peccati». Anche ai nostri giorni accade che qualcuno sostenga la stessa cosa, non sempre magari con lo spirito giusto.
Mesi fa uno sconsiderato, che purtroppo parlava da un’emittente radiofonica cattolica, osò affermare che ad alcune migliaia di disgraziati morti all’equatore per uno tsunami erano stati puniti «per i loro peccati». Era gente di un paese poverissimo: e io mi chiedo con spavento che cosa dovrebbe succedere allora a tanti di noi, a cominciare da me, se Dio ci punisse ogni volta che facciamo qualcosa di male.
MA DICENDO che Dio non c’entra, non voglio affermare né che Dio non c’è (me ne guardo bene: sono cattolico praticante) né che non si cura delle sofferenze della gente. Al contrario: come si diceva quando ancora si conosceva il catechismo, «Dio non vuole il male, ma lo permette».
Nel cristianesimo, come nell’ebraismo e nell’islam, Dio è onnipotente: ma la Sua potenza, oltre che assoluta, è altresì «ordinata». Dio, c’insegnano i teologi, si sottopone volontariamente alle regole ch’egli stesso ha immesso nell’universo (salvo il riservarsi il «diritto di deroga»: che è il miracolo).
I terremoti, come gli tsunami e altro, sono esito di quest’ordine cosmico, non della diretta volontà divina: che poi i contraccolpi del progresso stiano anche sconvolgendo l’ambiente e pertanto forse contribuendo ad alcuni nuovi cataclismi, è possibile. Ma è un altro discorso.
E ALLORA, preghiamo Dio: e magari chiediamogli un miracolo, chiediamogli di fermare le faglie centroitaliche ora in movimento nel sottosuolo. Ma non addossiamoGli responsabilità che non sono Sue. Pensiamo agli alloggi per i terremotati che ancora non ci sono; pensiamo alla nostra solidarietà, che potrebb’essere più decisa; pensiamo alle nostre forme di soccorso e di assistenza, che non sono brillanti.
Non è Dio che ha abbandonato Amatrice: è l’Italia che rischia di lasciarla sola.
notizie tratte da La Nazione www.lanazione.it del 19 gennaio 2017.

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