Amicizia Intersoggettiva

By parva-res-admin

25 Aprile 2019

Amicizia intersoggettiva

Tra i doni natalizi mi è giunta, a sorpresa, questa piccola tavoletta lignea (11cm x 11 cm) dipinta dal mio amico pittore Adriano.
Alla piacevole e immediata gioiosa sorpresa iniziale, è seguita l’incantata contemplazione dell’immagine ivi dipinta che mi ha ampliato la riflessione nata durante l’ultima discussione avvenuta il 22 novembre u .s. all’interno del gruppo di ricerca Temenos.
Senza saperlo, Adriano ha rappresentato, a mio parere,la dinamica dell’intersoggettività: due amici si accolgono reciprocamente in un abbraccio che, mentre li unisce, contemporaneamente li lascia singoli soggetti.
Ad unirli vi è, al centro,il bambino Gesù che invia loro attraverso le braccia aperte, il fuoco della conoscenza e dell’amore che sono l’essenza della vita.
Recita il profeta biblico Abacuc:
“Il suo splendore è come la luce,
bagliori di folgore
escono dalle sue mani,
là si cela la sua potenza” (Ab.3,4)
I due amici sono nudi nella loro soggettività, hanno lasciato fuori dal loro rapporto la maschera del ruolo ricoperto nella vita professionale e sociale. Le loro nudità sono avvolte in un unico bianco mantello simboleggiante l’“autenticità” della loro relazione e la bellezza del loro stare insieme. Le strisce rosse rappresentano la conoscenza e l’amore che fluisce nel loro rapporto.
Colpisce anche l’unione delle due corone luminose: anch’esse, da un lato mantengono la singolarità dei due soggetti e dall’altro si fondono quasi a suggerire che i pensieri dei due generano una conoscenza superiore.
Leggendo il “Dialogo con Silvia Montefoschi – maggio 2006” (1) a cura di Paolo Cozzaglio, riportato su questa rivista trovo: “Se tu cogli nell’altro una Presenza,un evento che si fa soggetto attivo,che ti induce a riflettere,questo è un rapporto intersoggettivo”, e ancora: “non si dà intersoggettività se i due non si aprono a una dimensione che li trascende totalmente”.
Questa dimensione è il “Terzo”,qualcosa di più grande dei singoli Soggetti che aiuta questi ultimi a oltrepassare i limiti dell’interdipendenza per venire all’intersoggettività.
Qui il “Terzo” è rappresentato dal Cristo bambino quasi a significare che è fondamentale rinvenire il “bambino interiore” dentro di noi,il nucleo vitale e originario del nostro essere,per essere capaci di dare vita a una relazione intersoggettiva.
Mi piace ricordare quanto scrive Mathias Jung nel suo commento psicologico al Piccolo Principe (2): “Il nostro pilota,incontrando il Piccolo Principe incontra se stesso. Insieme a lui ci sorprendiamo delle ricchezze che questo bambino ha dentro di sé…il mistero dell’infanzia è un prodigio,ci fa capire Saint-Exupéry.Noi persone grandi non dovremmo distruggerlo”.
Ce lo ricorda anche Giovanni Pascoli: “E’ dentro di noi un fanciullino che non solo ha brividi ma lacrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera,egli confonde la sua voce con la nostra,e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro,e,insieme sempre,temono,sperano,godono,piangono,si sente un palpito solo,uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo,ed egli resta piccolo:noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare,ed egli vi tiene fissa la sua antica meraviglia…” (3).
Anche l’amicizia o meglio,come l’ha chiamata il mio amico Adriano, la “Santa Amicizia” aiuta dunque a realizzare la relazione intersoggettiva che consente di crescere sviluppando le opportunità e la promessa che è celata nell’essenza di ciascuno di noi.
Auguro a chi mi legge di poter dar vita a una “Santa Amicizia”, quella che facilita a “ riporre la propria Presenza nel Tutto (che) è l’unico modo per vivere l’intersoggettività…
Questo è quello che avviene anche nel rapporto analitico. Si può uscire da questo rapporto soggetto-oggetto, che poi è l’interdipendenza, solo nel momento in cui, costantemente, ci si riconosce come soggetti nella Presenza del Tutto.”(1)

1) Dialogo con Silvia Montefoschi – maggio 2006 a cura di Paolo Cozzaglio.
2) Mathias Jung, Il piccolo principe in noi, edizioni Magi, luglio 2002
3) Giovanni Pascoli,Il fanciullino, Universale Economica Feltrinelli,1992.

Pubblicato sulla rivista di psicanalisi “Cepeide”

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