LA MESSA DELL’UOMO DISARMATO

By parva-res-admin

30 Ottobre 2020

Ho appena terminato la lettura del libro “LA MESSA DELL’UOMO DISARMATO” di Luisito Bianchi.

Rinnovo il ringraziamento per avermi fatto conoscere questo romanzo che ho trovato un racconto totale, coinvolgente sia dal p.d.v. cognitiva ma soprattutto dal p.d.v. emozionale. L’ho trovato un testo complesso e polifonico, in cui si intrecciano diversi racconti di vita: in particolare sono stato coinvolto nell’esperienza raccontata attorno alla fattoria La Campanella, trasmessa attraverso il ritmo delle stagioni e scandita da raffinate descrizioni delle operazioni agricole. Questo perché ho avuto la grande fortuna di crescere, fino a 17 anni in una grande fattoria e quindi ho rivissuto alcuni momenti vitali della mia infanzia.

Ma anche il tema della resistenza è stato trattato in maniera equilibrata e mi ha permesso di ripescare momenti della memoria storica che fanno parte della vita dei nostri genitori.

Intrigante il tema sotteso a tutto il romanzo della Parola e dell’antiparola: traspare  quasi un particolare carattere liturgico della narrazione, tesa a rintracciare in ogni momento umano i segni dell’eterna lotta umana tra Parola e “antiparola”.

La Parola spira dalle pagine della Scrittura e fa crescere il frumento nei campi, pervade la notte della vigilia di santa Lucia, si scioglie e si mescola nel calore del paiolo della polenta.

L’“antiparola” invece grida sguaiatamente dal balcone di Palazzo Venezia.

Obsculta, fili. Ascolta, figlio. Le parole del Prologo della Regola di san Benedetto ci inseguono lungo tutta la storia a richiamarci all’importanza di saper ascoltare il messaggio che ci proviene dalla vita stessa.

Verso la fine ti mette addosso un po’ di malinconia e molta commozione: si percepisce dispiacere per il tempo che scorre, per le vite vissute che non sembrano lasciare traccia nei giovani del nostro tempo.

Spesso anch’io ritorno ai giorni felici della mia infanzia e ripenso alla gioia provata nel rincorrere lucciole o a nascondermi nelle mote di grano; rivedo i volti antichi dei miei nonni, degli altri contadini e risento le loro voci e i loro racconti fatti nella penombra riscaldata delle stalle.

Se sono qui è grazie a loro. Se siamo qui dobbiamo ringraziare loro.

 

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