ll giardino come spazio interiore

By parva-res-admin

17 Ottobre 2019

di Ruth Ammann

AUTRICE . è nata a Zurigo dove esercita tuttora la professione di analista junghiana
Il testo è arricchito di 27 immagini di giardini.
1.
Il giardino mi ha sempre catturato per la sua vivacità, per la capacità di trasformarsi, per la sua imprevedibilità e delicatezza. Grazie a queste qualità vitali e giocose,oltre che per la fecondità, la capacità di nutrire e proteggere e per le peculiarità venusiane,quali bellezza,gioia e sensualità, il mondo dei giardini è anche assai prossimo all’elemento femminile.
2.
Mediante mani creative,si possono rendere visibili e persino tangibili le proprie immagini interiori in molteplici modi.
3.
Ma sia che guardi nel giardinetto dell’anima visibile dei miei pazienti,sia che lavori insieme a loro, nel giardino interiore,vengo comunque accompagnata, sostenuta,spesso anche consolata e rigenerata,da immagini che provengono dai giardini esterni.
4.
Il giardino mi insegna ad avere fiducia nell’energia guaritrice dell’anima.
Vorrei così invogliare i lettori a dedicarsi amorevolmente alla propria anima e insieme anche al mondo psichico (ossia ai giardini dell’anima) del prossimo.
5.
Come dice un proverbio indiano: “I sensi dell’uomo sono come le porte di una città: se le porte sono aperte,nella città pulsa la vita; se sono chiuse,c’è il deserto”.
6.
Il giardino è stato riscoperto come luogo terapeutico e il giardinaggio è stato rivalutato come attività rigenerante.
7.
In quanto immagine interiore, il giardino vale da millenni come fonte di energia,di speranza,di eros;allo stesso tempo come spazio vitale esterno,concreto,cioè come ambiente,il giardino dona da sempre,all’uomo protezione,nutrimento,gioia e occasioni di creatività.
8.
Le immagini interiori sono tutte quelle idee che ci portiamo dentro e che determinano i nostri pensieri,sentimenti ed azioni. Si tratta di modelli memorizzati nel cervello,di cui ci serviamo per orientarci nel mondo e che ci sono necessari per progettare azioni,prendere iniziative e reagire a ciò che può minacciarci. Le immagini interiori determinano il modo in cui ci serviamo del nostro cervello e gli scopi che perseguiamo.
9.
E’ dunque di fondamentale importanza il tipo di immagine che definisce la nostra vita,ed è altresì rilevante non lasciarsi determinare acriticamente da tali immagini, ma renderle coscienti per poterci riflettere e tentare di cambiarle, in modo che non ci disturbino,o che non distruggano la nostra esistenza. Come tutti sappiamo infatti esistono non soltanto immagini interiori da cui possiamo attingere coraggio,forza,fiducia e gioia,ma anche altre che ci fanno piombare in uno stato di disperazione o di depressione,causandoci malesseri fisici o psichici.
10.
Come spesso mi è capitato,anche il vivo interesse per il tema del giardino è iniziato da un sogno.
Ho sognato un verde bosco luminoso che attraversavo percorrendo uno stretto sentiero in lieve salita; sul terreno umido si scorgevano nitidamente le impronte di un carro. Dove conducevano? Non lontano,perché d’un tratto mi trovavo di fronte a un’enorme porta in legno massiccio che, senza muri né stipiti,si ergeva semplicemente nel bosco e sbarrava la strada. Era una porta orientale. Mi sono svegliata.
Le porte e i portoni segnano il passaggio da uno spazio all’altro, ad esempio dalla strada al giardino. Si situano sulla soglia che separa il mondo psichico individuale dal grande spazio dell’anima del mondo.
11.
Sono i giardini dell’anima tra vita diurna e sogno,i giardini di relazioni o,meglio ancora,i giardini d’amore,che uniscono gli esseri umani, e i giardini silenti in cui gli uomini incontrano il divino e quindi anche se stessi.
12.
Mi pare che l’estrema complessità del simbolo del giardino possa esprimere particolarmente bene questo fluire,rifluire e fondersi del mondo esterno con quello interiore. Non esistono un mondo esterno e uno interiore separati,ma esiste un mondo intermedio in cui essi sono collegati e si sovrappongono.
13.
Accostandomi al mondo dei giardini ho ritrovato antiche varietà di rose bianche dal delicato profumo,ma insieme anche moltissimi ricordi delle vicende di infanzia vissute in giardino. La magia del giardino esterno ci trasporta in un altro mondo,nel giardino interiore, quello dell’anima, nel mondo di pace e di gioia.
14.
E’ possibile che il giardino, con toni leggeri e giocosi, induca (gli esseri umani), o li seduca, verso quei valori femminili che nella vita di tutti i giorni essi rimuovono, disprezzano o considerano superflui?
15.
Nei giardini si destano in modo ludico sentimenti, immagini e fantasie che conducono al mondo immaginativo,in cui l’elemento psichico e quello fisico-concreto non sono più separati. Questo mondo intermedio dell’immaginazione è qualcosa di molto particolare,una dote specifica degli esseri umani; essa agisce e gioca in molti luoghi,ma soprattutto nei giardini vegetali e quelli dell’anima,due mondi che gli uomini coltivano da migliaia di anni e di continuo intrecciano nei modi più affascinanti.
16.
Il giardino,sia esterno che interno,si struttura lentamente e richiede molto tempo. In tal modo non si arresta mai il gioco del crescere e del deperire,del dar forma e del dissolvere,del lavoro faticoso e del piacevole riposo. L’essenza del giardino non ci ricorda forse molto da vicino la natura dell’anima?
17.
Se visualizziamo ora un tappeto di erba e fiori, quest’ immagine ci riconduce anche ai superbi tappeti persiani antichi che si potrebbero definire “giardini intessuti”, come ha scritto P.R.J. Ford nel suo libro “Il conoscitore di tappeti orientali (Longanesi,Mi 1981).
18.
Ci è ben noto dalla vita quotidiana,e in particolare dalla pratica psicoterapeutica, “l’inverno dell’anima”, in cui il mondo e la vita appaiono oscuri,freddi e inerti, o il “deserto dell’anima”,quando in una persona dominano l’inerzia,l’aridità e la monotonia.
19.
Il giardino è un lembo di terra recintata limitata sul piano orizzontale,non su quello verticale. A definire la natura assai specifica del giardino è proprio la delimitazione sul piano orizzontale,terreno,umano,e non su quello verticale,che collega il cielo alla terra.

20.
Il confine costituisce la cornice per la vita di un singolo,di una famiglia o di un determinato gruppo e,al suo interno gli esseri umani possono creare il proprio mondo,la propria personale impostazione di vita. La sconfinata immensità della natura selvaggia significava per loro il caos,lì si sentivano perduti e in preda all’angoscia. Oggi viviamo la situazione inversa e constatiamo invece che molti individui si sentono soffocare nel loro giardino ben protetto.
21.
I limiti tracciati da un individuo o da una famiglia intorno alla propria terra, ma anche i confini tracciati dai gruppi e dai popoli proteggono dall’estraneo ed esprimono anzitutto se stessi; è come se dicessero:”Qui abito io,questo è il mio regno,qui vige il mio ordine,la mia legge”.
22.
LA recinzione,la siepe o il muro intorno al giardino vengono eretti soprattutto contro gli intrusi indesiderati, animali o altri esseri umani. L’inviolabilità dei confini è sempre stata un fondamento essenziale nella vita della comunità umana e ha sempre goduto della massima tutela, anche giuridica.
23.
Il recinto del giardino pone anche un limite alla mania di grandezza degli uomini e al tempo stesso protegge lo spazio in cui essi possono imparare la modestia e l’umiltà nei confronti della natura.
E’ perciò fuori luogo mostrarsi altezzosi nei confronti della natura anche solo verso la terra o il mondo vegetale e animale. La consapevolezza che la vita è sacra,sotto qualunque forma,è profondamente radicata in ogni competente e amorevole giardiniere ed è alla base del suo lavoro.
24.
Il recinto riveste perciò diverse funzioni:
– proteggiamo il nostro pezzo di terra;
– custodisce lo spazio molto intimo in cui possiamo apprendere ed esperire la modestia e il rispetto nei confronti della natura e della forza creatrice divina;
– protegge lo spazio in cui l’anima umana incontra quella del giardino e con essa può fondersi. Questo collegamento con il totalmente Altro porta agli esseri umani una profonda esperienza del divino che s’impianta nell’anima. Il giardino esteriore riceve un fratelli interiore che è il giardino dell’anima,un luogo “sacro” perché non serve solo all’ “avere” materiale,ma anche all’ “essere interiore”;
– lo steccato o il muro trasformano simbolicamente un lembo di terra in un contenitore che è strettamente imparentato con il vaso alchemico degli alchimisti.

25.
In merito alla mia esperienza con persone dal pollice verde, fare attività all’aperto, stare e meditare in giardino produce l’effetto di rivitalizzare e incrementare la vita psichica, e, viceversa, anche il lavoro nel giardino interiore produce a sua volta effetti sulla vita esterna della persona.
26.
La paura arriva all’improvviso come un nuvolose scuro che si addensa sugli esseri umani e che di solito sparisce abbastanza in fretta: il recinto protegge dalla paura e dagli elementi ostili all’uomo. Per questo il giardino o il pezzo di terra andavano purificati dalle forze negative perché erano luoghi sacri, isolati dal caos profano.
27.
Anche nelle fiabe si parla della presenza del male. Non possiamo perciò far credere ai bambini che non esistano il male e il lato tenebroso della vita.
28.
Spesso si erigeva un altare o si portava un’offerta per il confine e con questi cerimoniali si voleva dimostrare che la terra non appartiene all’uomo ma a Dio e che quel giardino che lavoriamo, proteggiamo e curiamo, di cui possiamo gioire o lamentare la perdita, quel giardino la cui prosperità non dipende,in ultima analisi dal nostro potere, proprio quel giardino,non ci appartiene, ma tutt’al più ci è stato affidato.
29.
Di questo atteggiamento oggigiorno non si è conservato granché, ci comportiamo come se la terra fosse nostra.
30.
Il dar forma in maniera creativa al proprio spazio vitale rimarrà comunque sempre un fatto spirituale,perché vi risplende una scintilla della creazione divina.
31.
Spesso gli adulti non hanno abbastanza riguardo per il giardino dell’anima dei propri figli; si potrebbe anche dire che essi non percepiscono in maniera corretta il mondo psichico dei figli ed è probabile che non avvertano neppure il proprio. Ma nel giardinetto dei bambini fioriscono presto anche i più diversi sentimenti della vita. Se nel giardino dell’anima affiorano così tanti sentimenti ed emozioni, non è forse giusto erigervi intorno un recinto protettivo?
E’ basilare che i ragazzi traccino un confine chiaro e stabile tra la loro personalità psichica e il mondo degli altri e dell’Altro.
32.
I giardini sono intimamente legati alle rispettive case; rappresentano lo spazio tra ciò che è noto e ciò che è sconosciuto; il giardino ci è affine perché vi riversiamo molti aspetti del nostro essere e tuttavia non cessa di riservarci sorprese. In questo piccolo spazio verde si rivela per la prima volta al visitatore il “volto” degli abitanti della casa,forse non ancora nella loro piena intimità, ma già con un primo sorriso amichevole a mo’ di saluto. E’ però possibile che si tratti anche solo di una maschera di rappresentanza.
33.
Se vogliamo pervenire a una comprensione simbolica dei tre elementi casa – giardino – natura non possiamo fare a meno di osservare che cosa distingue il giardino dalla casa o dalla natura non addomesticata, con i suoi campi,boschi, monti e laghi.
34.
Una casa è un edificio chiuso, duraturo,dalla solida struttura,una creazione culturale prodotta da esseri umani per altri esseri umani. Se gli abiti rappresentano per gli uomini la seconda pelle,la casa costituisce la terza pelle, solida e robusta che protegge dal vento e dai pericoli; la casa simboleggia il corpo umano e dunque è possibile considerarla simbolicamente come immagine dell’uomo nella sua globalità.
Jung scrive: “Mi fu chiaro che la casa rappresentava una specie di immagine della psiche, cioè della condizione in cui era allora la mia coscienza”.
35.
Il nostro spazio vitale si concentra su ciò che è più necessario ed essenziale, su uno spazio primordiale,ossia su uno spazio interiore sufficientemente ampio,la casetta per la ricerca della propria interiorità, e uno spazio esterno, il giardinetto, per indagare e conoscere anche l’Altro, che si trova al di fuori della nostra persona.
36.
Una delle differenze essenziali tra la cella di una prigione e quella di un monastero è costituita probabilmente dal giardinetto, che è proprio della cella conventuale; una delle peggiori punizioni che si possa infliggere ad un essere umano infatti è quella di togliergli,oltre alla vista sull’esterno, il cielo e la natura. (Dubito assai che possa essere una punizione salutare, perché non v’è nulla che possa guarire l’anima e lo spirito dell’essere umano e ricondurlo all’equilibrio che il contatto con la natura verdeggiante e in fiore, da un lato,e l’immensità del cielo,dall’altro).
37.
La grande natura selvaggia rappresenta ancor sempre per gli uomini un grande punto interrogativo. Sul piano simbolico e dal punto di vista umano, la natura in quanto fattore inconscio si contrappone alla casa che è un prodotto della coscienza umana.
38.
Il giardino si trova tra la vastità della natura inconscia e la casa come parte della nostra cultura, è uno spazio intermedio del tutto particolare: non è solo cultura né solo natura, non è un edificio costruito e neppure un luogo selvatico, ma collega tra loro questi elementi. Unisce anche il cielo alla terra, o meglio il mondo superiore a quello inferiore, perché, come si è detto, non è chiuso né limitato in senso verticale.
39.
Il giardino rappresenta un microcosmo completo e offre al singolo individuo la possibilità di partecipare,in un ambito umano ristretto,alla grandezza della creazione. Questo aspetto del giardino ci conduce al racconto della creazione nella Bibbia e a una triade diversa da quella costituita da uomo civilizzato- giardino- natura, e cioè quella costituita da Dio- uomo- giardino, dove è evidente che Dio prende il posto della natura: “Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’eden,affinché lo coltivasse e lo custodisse”.
40.
Questa disposizione dello spazio interno ed esterno animato ci ricorda ancora una volta la cella monacale con il suo piccolo giardino; lì viene nuovamente ricercata e vissuta in ciò che è interno e in ciò che è sterno, nel mondo interiore e in quello esteriore, la divina forza creatrice che sin dall’inizio dei tempi ha animato il mondo nella sua globalità.
41.
Il giardino aiuta anche il processo di individuazione: una semplice frase per indicare un percorso lunghissimo e molto difficile; il percorso del divenire,della trasformazione e della formazione fluttua continuamente,credo, tra il polo del mondo interiore, o potremmo anche dire della nostra disposizione individuale, e quello del mondo esterno, dell’ambiente, di ciò che ci è estraneo, il totalmente Altro, che noi in ultima istanza chiamiamo Dio.
Quanto più avanti ci spingiamo su questa strada, tanto più riconosciamo che l’esterno e l’interno non sono davvero separati ma ci sembrano tali solo finché non impariamo a guardare contemporaneamente con un occhio volto all’interiorità e con l’altro volto all’esterno.
42.
Nelle nostre zone perlopiù i giardini circondano le case,ossia la casa si trova nel giardino; nel Meridione e nei Paesi Arabi,invece,i giardini sono spessi nascosti dietro alte mura, oppure si trovano nella casa stessa, vale a dire che le case sono state costruite intorno al giardino.
43.
Gli uomini chiamano la loro amata o la sua femminilità più intima il loro “giardinetto”; nella relazione erotico con l’amata essi possono curare e coltivare il proprio giardinetto naturale,ossia le loro pulsioni,emozioni e sentimenti.
44.
Se consideriamo con quanto amore e dedizione molti individui piantano,proteggono e curano il proprio giardino esterno,verrebbe da sperare che essi coltivino con altrettanto amore il giardinetto interiore.
Quanto sia personale un giardino si può riconoscere dal fatto che in pratica non ne esistono due identici, né interiori né esterni.
45.
Il giardino equivale dunque al luogo intermedio tra la coscienza dell’uomo e la sua natura inconscia, al luogo del loro incontro, dello scambio e del collegamento,dove la natura inconscia può essere resa conscia,trasformata e perciò coltivata.
Esso è anche lo spazio in cui si svolge il lavoro psicologico e terapeutico di ampliamento della personalità,dove si tenta di aprire un dialogo costruttivo tra coscienza e inconscio (= i contenuti onirici per es.). In senso assolutamente generale, esso costituisce però anche lo spazio del gioco e della creatività, proprio perchè nel gioco gli elementi coscienti si mescolano, nel modo migliore a quello inconsci, e l’individui creativo lascia fluire le proprie idee e ispirazioni dallo spazio dell’inconscio al giardino,per poi riprenderli nella coscienza e trarne qualcosa di nuovo.
46.
Il nostro giardino dell’anima è composto da innumerevoli piccole e grandi immagini interiori che, costituite da percezioni sensoriali e pensieri,veicolano emozioni e sentimenti,o che,si potrebbe anche dire,sono intessute di sentimenti. Le immagini e i sentimenti vanno e vengono,sbocciano e appassiscono come i fiori. Ne nasce una ricchezza psichica che può nutrire l’individuo e accompagnarlo lungo tutta la vita e ne viene animato non solo chi le possiede,ma anche il suo prossimo,per esempio attraverso opere creative che sono espressione visibile o udibile della ricchezza delle anime. In quell’istante si realizza l’immagine della Bibbia: nel giardini dell’anima zampilla la fonte della vita,che si dirama in tutte le direzioni.
47.
Nel caso negativo le immagini interiori scompaiono,il mondo affettivo inaridisce o si pietrifica,e il giardino dell’anima si secca,diventando un deserto interiore.
48.
Il campo magnetico e il fluido che circondano la casa-corpo,così come gli alberi che circondano la casa nel nostro giardino,mostrano agli altri chi siamo,e così l’espressione dei nostri sentimenti,la nostra emotività costituisce lo spazio di collegamento tra la natura dell’altro e la nostra. Da questo fluido che proviene dal mondo psichico di una persona ci sentiamo chiamati,respinti, ammaliati, obnubilati o attratti in tale misura che ci vien voglia di scoprire il giardino dell’altro.
L’esplorazione di un’anima altrui è una vera e propria avventura.
49.
Il fatto che qualcuno apra a una persona il giardino della propria anima testimonia a favore di una certa sicurezza e fiducia interiori,oppure è prova di grande ingenuità. Il Tu diventa per così dire una specie di terra selvaggia, zona sconosciuta. Ci vogliono tempo e cautela perché i due giardini interiori si possano avvicinare reciprocamente in modo da entrare in contatto.
Bisogna faticare per conoscere il giardino dell’altro: occorre innanzitutto entrare con rispetto e con amore. Ognuno poi immagina meraviglie e rose nell’altro,vi vede se stesso: è quello che si chiama proiezione. Successivamente sarà necessario un duro lavoro per distinguere tra l’immagine del desiderio e il reale giardinetto dell’altro.
Solo così potranno realizzare almeno un terzo giardino,un giardino comune che appartiene solo a loro due,un giardino d’amore dove lei danza per lui e lui cucina per lei…o viceversa.
50.
La trama del tappeto della nostra vita viene fissata molto presto,ma spesso ci mancano a lungo gli occhi giusti per riconoscerla: già da bambini si imprimono in noi esperienze significative che poi più tardi,nell’età adulta,tornano a riaffiorare in immagini oniriche,indicando percorsi che evidentemente sono stati tracciati molto prima.

51.
Osservare,imparare e lavorare assieme nel giardino per genitori e figli mi pare un elemento della massima importanza: per sviluppare un’autentica fiducia nel mondo un bambino deve poter sviluppare anche una buona relazione con la terra su cui si trova: avere confidenza con uomini,animali,alberi e piante del proprio ambiente,come anche con il corso del sole,della luna e delle stelle,contribuisce in maniera decisiva all’orientamento,alla sicurezza e al radicamento di un bambino nel mondo e nella vita in generale.
52.
E’ molto bello che i genitori si prendano il tempo per far accostare i bambini alla natura, non solo mostrandone loro la bellezza e la forza,ma anche avvicinandoli al lavoro,per quanto noioso e faticoso,del giardinaggio, e facendoli collaborare.
53.
I fiori profumati sarebbero ambasciatori dell’anima: c’è anche una fiaba del Fratelli Grimm che ha per titolo IL GAROFANO dove si vede come i fiori sono molto legati ai sentimenti e c’è stato un tempo in cui i garofani erano considerati messaggeri d’amore.
54.
Nella mitologia greca il ciclo dell’anno veniva incarnato da tre aspetti della Grande Dea: la primavera, simboleggiata dalla luna crescente era di pertinenza della dea verginale Selene.Il suo colore è il bianco e la pianta un ciliegio in fiore. E’ il periodo della giovinezza.
Il mezzodì,l’estate,la luna piena e la fase della vita della donna al culmine della fioritura sessuale sono i periodi della dea Afrodite. A lei appartengono il rosso infuocato e passionale,le rose pienamente sbocciate.
La sera invece è legata alla dea Ecate,alla strega,al distacco dalla vita e a un lieve lutto. Il colore è il nero e arriva l’autunno e l’inverno.
55.
Grazie al giardino ho anche imparato che bisogna aver cura di allontanare ciò che è appassito o malato affinché la pianta possa impiegare la propria linfa vitale per nuove fioriture; così il lasciar andare via e tagliare dalla psiche le vecchie maniere di comportamento ormai superate è molto importante perché si sviluppino nuovi impulsi psichici.
56.
Secondo gli antichi e in particolare Alberto Magno, anche l’uomo ha una vita vegetativa e che può mettersi in relazione con i poteri terapeutici presenti nei fiori e nelle erbe. Alberto Magno affermava che le piante hanno anche un’anima, ma vegetale e riteneva che la pianta equivalesse ad un uomo rovesciato.
I fiori significano vita,hanno un’anima, ognuno ne ha una propria,tutta speciale. I fiori sono ben più di quello che vogliamo forse ammettere. Sono un simbolo del superamento della morte da parte del seme nascosto nella terra e della sua rinascita in una nuova forma;costituiscono anche un’antica immagine dell’esistenza dopo la morte in una nuova forma spirituale.
Anche presso gli egizi l’idea della risurrezione era associata all’immagine del mondo vegetale e anche per loro il fiore era una “metafora” del corpo che risorge.
57.
Quasi ogni giardino può essere un giardino magico o un giardino d’amore e invitare quindi alla sensualità,alla gioia all’erotismo, anzi proprio ad esprimere la sessualità. Tuttavia occorre uno sguardo particolare, una specie di doppio occhio: un occhio che guarda verso l’esterno e un occhio che guarda contemporaneamente verso l’interno, nel mondo dei ricordi,delle narrazioni,dei miti,delle fiabe e dei molteplici sfondi psichici. Questi due occhi possono giocare insieme,influenzarsi a vicenda,integrare e modificare di volta in volta la rispettiva visione,che potrebbe anche essere unilaterale.
58.
Sovente,con il riconoscimento delle caratteristiche esterne sia negative sia positive,si modifica anche il modo di vedere interiore: da unilaterale che era, la visione diviene allora equilibrata e globale.
59.
In un momento felice ( i momenti felici si verificano quando un evento accade nel preciso istante in cui un individuo è maturo per vederlo e accoglierlo) un qualsiasi fatterello apre il suo occhio interiore e, all’improvviso,il suo mondo raddoppia. Il risveglio del doppio occhio arricchisce gli individui! Il dischiudersi dell’occhio interiore non solo arricchisce considerevolmente gli esseri umani,ma li ravviva e li anima.
60.
Tra i valori esterni positivi che aiutano ad aprire l’occhio interiore ci sono il giardino, la bellezza e la sensualità e la gioia che vi si trovano. So che dietro queste tre grazie c’è una grandissima dea: è la dea dell’amore e della vita che, a sua volta, ha un avversario terribile e distruttivo: il male, nemico dell’amore e della vita che, a mio avviso, non fa parte della natura delle piante e degli animali,bensì sta nell’uomo stesso.
61.
Sono sempre cinque i petali che attorniano i filamenti dorati o rossastri,cinque è il numero della dea Iùhtar, la nostra Venere –Afrodite,la dea dell’amore. Incontriamo continuamente il numero cinque nei fiori e nelle foglie delle piante ad ogni piè sospinto. I pistilli a forma fallica fanno pensare invece a Priapo,uno dei figli di Afrodite e Dioniso,il dio della fertilità venerato sotto forma di grande fallo di pietra. Fiorellini blu e bianchi possono trasformare il prato primaverile in un letto incantevole:forse un letto di amore?
Con le piante aromatiche invece il giardino ci regala la possibilità di esercitare la nostra creatività in cucina e di affinare il nostro senso del gusto.
62.
Leggendo alcune fiabe (ad es. La fanciulla basilico) e il racconto del Boccaccio in cui dei fratelli uccidono l’amato della loro sorella e questa, avuto in sogno la visione del luogo dove giace vi si reca e taglia la testa ponendola in un vaso di basilico, ci porta a riflettere sul simbolismo del vaso. Il vaso, che ospita l’intelletto e l’anima dell’amato, è un doppio motivo del giardino, il che significa che possiamo pensare al vaso come a un recipiente di intima e profonda trasformazione del giardino dell’anima.
63.
Il vaso in giardino come vaso di trasformazione, ci ricorda anche la bara o l’urna che riposa nel piccolo giardino personale,in cui giace una tomba,o nel più grande giardino della comunità,ossia al cimitero. Noi curiamo la tomba,la copriamo di piante ed irroriamo di lacrime il luogo in cui abitano i ricordi,le molte immagini e i sentimenti che ci legano ad una persona amata o cara. Queste immagini o sentimenti si trasformeranno molto lentamente dentro di noi,diventando parte della nostra anima.
I fratelli della donna invece rappresentano una sorta di “fratelli interiori” che soffocano la gioia di vivere e i nuovi impulsi,impedendo che un amore esterno possa entrare nella casa di famiglia e portare frutto. Il racconto del Boccaccia è triste ma contiene un aspetto importante:quello dell’assimilazione,della trasformazione,dell’elaborazione,del far rifiorire, elemento che è proprio anche del giardino.
64.
Il processo di trasformazione che avviene nel giardino ha un che di lento e tranquillizzante,che da’ speranza,alimenta la fiducia nel ritorno della luce e nella crescita vitale.
Una passeggiata in giardino è spesso il rimedio migliore contro gli stati di depressione.
I giardini rispecchiano il bene: le piante non sono malvagie,così come non lo sono i veri giardinieri: i giardinieri e le giardiniere sono di solito delle persone calme,soccorrevoli e sagge,che hanno i piedi ben piantati per terra e infondono fiducia. Sono anche degli ottimisti.Il giardino ci dona anche ispirazione.
65.
Volgiamoci ora nuovamente ai doni che ci fanno Venere –Afrodite e il giardino: gioia,bellezza e sensualità. Sono doni molto preziosi cui dovremmo concedere grande spazio e amorevole dedizione; la bellezza e la gioia sono scintille divine che rendono la vita degna di essere vissuta,e i sensi sono le porte che ci aprono al mondo,al nostro prossimo e alla nostra anima. Non vale forse la pena dischiudere quelle porte e coltivare con arte la sensualità dirompente,proprio come facciamo con la natura in giardino?
66.
Affondare le mani nella terra e scavare fa così bene e da’ tanta soddisfazione perché è una attività primordiale dell’uomo,legata alla sopravvivenza e alla continuità della vita. Per questo è in grado di infondere un sentimento di felicità enorme,come qualsiasi altra attività creativa.
67.
Anche nella letteratura mondiale esistono più descrizioni,liriche e canti sui giardini d’amore:scopriamo giardini di gioie e piaceri,dove però albergano anche la malinconia e la tristezza. Troviamo anche giardini di sensualità e dell’erotismo, ma anche un nascosto campo di battaglia.
68.
A ogni giardino spetta una fontana,come ad ogni casa un focolare;fuoco e acqua sono elementi centrali necessari a dar vita alla casa e al giardino.
69.
Nei giardini dei “nonni” da piccoli facevamo il gioco dell’”incontrarci”: correvamo freneticamente di qua e di là sui sentierini di ghiaia tra le aiuole fiorite e il gioco consisteva nel non incontrarsi : era come una danza tra due compagni che apparentemente non volevano incontrarsi ma che, in verità,cercavano proprio questo; a quel tempo era un giochino innocente. Ogni gioco ha sempre però a che fare con delle sorprese: insegna a cogliere l’inaspettato, a ritrovare agilità, a muoversi tra mondi diversi.
70.
Pensiamo al mondo intermedio dei sogni:non si muovono forse nello spazio del giardino dell’anima tra la nostra personale coscienza diurna e l’inconscio,oscuro,estraneo e impersonale? I sogni non si sovrappongono forse uno all’altro come un velo inafferrabile,spesso nebuloso?
71.
I sogni tuttavia restano ancor sempre come strati di veli,perché possiamo mai dire:”Adesso ho colto chiaramente il senso,eccolo”. I veli si muovono in continuazione:se uno si solleva, un altro vi si adagia;è un’infinita danza del velo,una danza dei sogni che nel giardino dell’anima non ha mai fine, perché dobbiamo seguire passo passo il gioco e la danza della nostra anima. Altrettanto movimentata e continuamente cangiante è la danza del giardino che cambia ad ogni ora,con il mutare della luce,del vento, della temperatura, delle stagioni.
72.
Nei giardini si estendono numerosi veli ossia le tele dei ragni. Sono sorelle dei sogni? Anche questi ultimi si estendono tra la nostra coscienza e uno sfondo sfocato. O forse catturano i sogni? Di certo sogni e ragnatele sono figli della grande tessitrice che crea il filo del nostro destino. Ma attenzione: nelle regnatele come nei sogni,nel giardino come nell’amore,si può anche restare catturati! Ci si può perdere e impigliare finché ci si sente mancare la terra sotto i piedi.
73.
Tra due persone che passeggiano in giardino si crea un rapporto molto particolare;possono parlare tra di loro tramite i fiori e adagiare i propri sentimenti e desideri sulle immagini incantevoli della natura. I nostri sentimenti infatti necessitano di immagini cui essere ancorati. Ogni persona deve offrire all’altra i propri sentimenti e a questo la vitalità rigogliosa del giardino si presta come un cesto stracolmo di possibilità.
74.
Il raggio di luce dell’amore è un dono penetrante,che da’ calore,ma che può rivelarsi spietato;può far fiorire un giardino dell’anima in modo meraviglioso ma si dice anche che l’amore colpisce come un fulmine .In questo caso è ancora più crudele e non viene più percepito come un dono , bensì come una forza incontenibile; se l’anima è impreparata ad accoglierlo può portare alla rovina.
75.
L’anima è il recipiente che alimenta e protegge l’amore:in esso l’amore muta e si affina,in esso può crescere e portare frutto.
76.
Il giardino e il suo spazio aiuta l’uomo a ritrovare un sentimento di fusione panica con la natura che ci circonda o con l’universo. E’ una sensazione ancestrale di ciò che il fisico e mistico moderno Brian Swimme scrive nel suo testo “L’universo è un drago verde”: “la cosa più incredibile è riconoscere che tutto ciò che esiste nell’universo ha la medesima origine…”.
77.
Gli uomini hanno sempre nutrito la certezza interiore del loro essere uno con l’universo,ogni volta che si sono ascoltati o hanno guardato dentro di sé con sufficiente profondità. Per ascoltare e guardare dentro noi stessi occorrono spazio,tempo e quiete. Entriamo nel nostro giardino,sia esso concreto o immaginario,sediamoci su una panca di pietra o sul prato e mettiamoci in ascolto dei più lievi rumori. Da principio ne percepiamo solo alcuni:un canto dolce nell’aria,il fruscio delle foglie secche,il cinguettio di un uccello,il vento tra gli alberi,il gorgoglio di un ruscello. … Udiamo anche noi stessi,il nostro respiro,il battito del cuore:siamo parte del tutto. Percepiamo anche gli odori…vediamo anche dei colori…il verde, il colore della vita che mi da’ un senso di unificazione,di mediazione,per così dire, tra cielo e terra,tra la luce del sole e l’acqua.
78.
Sempre Brian Swimme fa chiedere a un protagonista del suo libro: “Perché definisci l’universo un drago verde se evidentemente non lo è?”
Perché il drago è un’antichissima immagine delle immani forze elementari,sia creative,sia distruttive dell’universo. Rappresenta la forza archetipica della crescita,della fertilità,della vita, e quella forza creatrice divina che agisce nell’intero processo di sviluppo dell’universo, della Terra e dell’uomo.
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Tutto questo ci fa accostare all’essenza di un Altro,sia esso la grande natura o la singola pianta, Attraverso la natura o l’anima dell’altro,o attraverso l’osservazione della nostra anima,riconosciamo il totalmente Altro.
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La quiete del giardino consente l’apertura di uno spazio dove vivere la comunione tra noi stessi ,piccoli uomini, e la natura,l’universo. Non ci sentiamo più soli,ma siamo parte del tutto e possiamo dire sorridendo(=cioè rilassati,felici,in pace)che siamo al sicuro entro la recinzione protettiva del giardino come tra le braccia di Madre Natura.
Cos’è la vita? Di quale grande forza creatrice facciamo parte? Queste domande nascono dall’osservazione e dall’unione indissolubile con il giardino,e potrebbero portarci al mistero che chiamiamo Dio.
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Si possono tessere innumerevoli relazioni tra l’uomo e il giardino, perché sia l’uno che l’altro sono creature viventi che possono essere amate o odiate,curate amorevolmente o distrutte. Tra i giardinieri e i loro giardini sussiste un rapporto affettivo. Tra creature umane e giardini vi è un reciproco dare e ricevere su piani diversi,un continuo scambio di energie che fluiscono.
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E’ come se il contatto diretto e sensibile con la terra e con le piante addolcisse e ammorbidisse le persone;le loro energie non girano più intorno a problemi interiori,ma vengono tratte all’esterno dalla vitalità sempre strabiliante e affascinante della natura. Le energie vitali entrano di nuovo in vibrazione e il giardinaggio rappresenta una fonte terapeutica inesauribile per la nostra salute mentale, psichica e fisica.
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Le mani fanno da ponte tra noi e il nostro ambiente,collegano il mondo interiore a quello esterno,rendendo visibile e concreto ciò che in noi preme per prendere forma. Molte sofferenze psichiche traggono origine da moti e idee bloccati e trattenuti. Gli strumenti che aiutano a tale scopo sono soprattutto le mani,che prendono appunto “in mano” il compito di dar forma a ciò che non è e mettono in moto un cambiamento che rende possibile la guarigione.
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Anche giocare con la sabbia raggiunge questo scopo: si continua a dare espressione giocosa e creativa all’estero a contenuti intrapsichici. Diamo al nostro mondo una forma visibile,concreta,lo portiamo fuori di noi e in questo modo possiamo vederlo e coglierlo,anche in senso intellettuale.
L’anima e la mente possono essere influenzate e risanate da queste attività che passano in certa misura, attraverso il corpo. Infatti l’attività corporea precede la formazione delle strutture psichiche e contribuisce in modo decisivo alla loro creazione. La terra,come la sabbia o il fango,sono per noi primariamente legati alla crescita,alla fertilità,alla vita e all’esperienza creativa;già il solo contatto fisico, produce un’azione ricostituente e terapeutica.
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Il giardino offre dunque uno spazio protetto in cui avere, senza ansia o paura,un contatto fisico e sensibile con la natura.
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Anche le erbacce esercitano uno strano fascino su di noi. Proviamo a considerare dal punto di vista interiore dell’immagine nemica che odiamo,di cui ci lamentiamo continuamente,ma a cui siamo attaccati, come l’edera e i convolvoli: si potrebbero paragonare a chiacchiere e pettegolezzi perché hanno si dei bei fiori,ma soffocano e ledono le piante vicine proprio come i pettegolezzi fanno con la libertà altrui. Possono anche essere un’immagine calzante della nascosta bramosia di potere…l’ideale sarebbe forse coltivare pettegolezzi,voglia di potere e convolvoli in un giardinetto particolare,molto ben recintato e controllabile,visto che, a quanto pare,sono inestirpabili e fanno semplicemente parte della vita.
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Oggi ci sono molte persone che vivono la propria anima come un giardino insignificante e desolato. A volte,nonostante il terapeuta si sforzi di scavare,annaffiare e seminare più il loro giardino psichico si rifiuta di diventare fertile. Quanto più egli prova ad aiutarle e stimolarle,tanto più queste persone sembrano prendere le distanze e ritirarsi in se stesse.
A me è successa la stessa cosa,finché ho notato che un detto noto a tutti potrebbe anche voler dire: “Ama il giardino dell’anima del tuo prossimo come il tuo stesso”. Oppure approfondendo: “Metti ordine nel tuo giardino,fa’ attenzione a che il tuo giardino rimanga fertile e fiorente,così gli altri potranno gioirne,trarne ispirazione e rafforzarsi”. Infatti non spetta a noi terapeuti coltivare il giardino dei nostri pazienti ; noi non promettiamo né piantiamo per loro un giardino di rose,ma offriamo uno spazio protetto dove possono far prosperare il proprio giardino. Mediante il principio della risonanza, la sancta viriditas (= la santa forza verde che, come aveva osservato nel XII secolo Ildegarda di Bingen e come osservano ancora oggi gli esperti e le semplici persone “che sanno”,pervade il macrocosmo e il microcosmo del corpo umano come “una forza che proviene dall’eterno”), che nei nostri pazienti si era seccata,torna a essere vivificata dal verde vitale presente in noi.
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I terapeuti sono spesso come dei giardinieri che insegnano di continuo ai loro pazienti che anche piante superbe e alberi maestosi nascono da piccoli germogli e hanno bisogno di molto tempo e cura (oltre alla benedizione di Dio) per crescere. Solo chi ha già coltivato un giardino,ne capisce qualcosa e sa di cosa si tratta.

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